New Indie Italia Music Week #193

“Oh, sono meglio da sbronzo. Mi fai tornare come all’età d’oro del porno. Mi vuoi filmare o no? Che io non mi vergogno. Mi fai sentire ora l’età d’oro del porno. Mi fai sentire l’unico, prima, poi quello di troppo”

Cosa potrebbe portarti di nuovo (o per la prima volta) nell’età d’oro del piacere? Sperimenta, ascoltati, ascolta gli altri per capire se sono in grado di attivare quei sensori che ti accendono l’anima e la carne.

Proiettati nel mood, ascoltando le migliori uscite della settimana con le recensioni della redazione!

Ci sono luci che non potranno spegnersi mai, non farle affievolire! Scuotile e danza con loro fino all’alba, a ritmo di musica!

Anima Macchina (Album)

“Anima Macchina” è il primo album di Sxrrxwland ma anche il terzo volume di una trilogia iniziata con “Buone Maniere per Giovani Predatori” (2018) e proseguita con “OSSO” (2019). Se i primi due EP rappresentavano la carne e le ossa, “Anima Macchina” è il respiro che dona vita alla creatura di Osore, Vipra e Tremila: un essere a metà tra l’umano, la divinità e l’androide, risultato delle influenze differenti e complementari che animano i tre artisti del collettivo. Il sound ibrido e originale dell’album, ancora una volta in anticipo sulle tendenze italiane, presenta un’evoluzione breakcore delle atmosfere fredde e cupe che da sempre sono il marchio di fabbrica di Sxrrxwland, che raccontano: “Se il presente ci porta sempre più lontani da ciò che siamo stati, trasformando le nostre identità in dati e le nostre azioni in interazioni meccaniche è il caso di chiedersi se gli uomini-macchina non saranno già modelli obsoleti rispetto alle tecnologie di nuovo sviluppo.

“Anima Macchina” è il file di backup di un software forse destinato a scomparire, ma di cui è importante conservare la memoria: quello delle nostre emozioni”. Chiptune, drum’n bass, post punk aggiungono nuova profondità a un progetto apprezzato soprattutto per la sua capacità di strutturare un vero e proprio genere a se stante, come testimonia la grande produzione musicale derivativa dai primi due lavori del gruppo.

In un momento in cui l’intelligenza artificiale, l’automazione e la crisi delle strutture sociali (da quelle economiche a quelle emotive) lasciano presagire un grande cambiamento, Sxrrxwland esplora il lato traumatico e quello di continuità tra l’umanità e la macchina: l’una specchio – ma anche evoluzione – dell’altra.

Sxrrxwland: 8

Affogando

“Affogando” prosegue la narrazione iniziata con il singolo precedente “Su Da Te”, concentrandosi nuovamente sulla realtà distopica e frenetica nella quale viviamo ma guardandola da una diversa prospettiva.

Sulla produzione del brano, Sunken trova il supporto di Polezsky e Kang Brulèe, che per l’occasione creano per lui un nuovo spazio per esplorare maggiormente la parte lirica e vocale. L’artista si immerge così, ancora più intensamente, nei suoi pensieri e nelle sue emozioni riuscendo a ricavare uno spazio maggiore per la voce senza perdere comunque la forte impronta elettronica e le sonorità alternative pop dalle sfumature dark che caratterizzano tutte le sue produzioni.

“Affogando potrebbe essere l’altro lato della medaglia rispetto al singolo precedente Su Da Te. Lì è stato espresso il desiderio di staccare dalla frenesia della vita in città, mentre in questo nuovo brano viene espressa l’impossibilità di fuggire, lasciandosi “affogare”, appunto, in quello che è il contesto sociale in cui sono immerse le nuove generazioni” ‐ Sunken

Sunken: 7.5

Male malissimo

“Il fatto è che è tutto bellissimo, ma il presagio è pessimo (…)”. Il motivo che accompagna il lavoro di Bravo Bravissimo feat. Assurditè è tutt’altro che pessimo, però, anzi. Vivace e trascinante, fa dondolare piacevolmente la testa in questo panorama di primavera incerta.
Con le sue rime e i suoi superlativi ironizza sulla negatività individuale che poi contagia e trascina chi ci ama nelle nostre crisi, che per forza di cose scende nel nostro abisso. E se non è capace di tirarci su, resta in basso con noi. Finchè ce la fa [“Io sto bene, non benissimo quando non ci sei (…)/ “(…) sei un buco nero che fa da sfondo (…)].
La colpa l’hanno più le condizioni dettate dai nostri tempi o il nostro carattere che prenderebbe “male, malissimo” qualsiasi cosa? Il dilemma sembra tristemente antico. Per fortuna, come si diceva, la canzone è tutt’altro che mesta, ce la fa prendere “bene”, forse “non benissimo”, e se come “ogni cosa bella poi non dura”, si può rimandare indietro in palylist. Tanto, si fa ascoltare in loop con impressionante facilità.
(Stefano Giannetti)

Bravo Bravissimo & Assurditè: 8

Centro commerciale

Cosa c’è di più desolante e dannoso per la testa di una domenica pomeriggio in un centro commerciale? È un problema di pochi, dal momento che questi ipermercati sono sempre pieni? O ci lasciamo tutti trascinare lì perché la provincia italiana non ci dà alternative, ma solo direttive?
Forse il rifugio è un ricordo d’adolescenza? L’unica salvezza contro la “stronza provincia italiana” e il suo cullarci verso la fine, è l’intimità della notte in compagnia di chi amiamo? Passionale e violenta quanto basta (“stanotte voglio morire, voglio farmi picchiare”) per scuoterci dal deprimente oblio che la città ci riserva di giorno?
(Stefano Giannetti)

Kamahatma: 8

Il mondo dei balocchi

Dopo una quasi obbligatoria intro al carillon, si prosegue attraverso il rock old school con una spietata discesa negli sporchi angoli della nostra società. Nemmeno troppo nascosti.
Il mondo dei balocchi ha due facce, una dice di aiutarti davanti, l’altra ti fotte dietro. La parte peggiore, intrinseca tra la metrica e le chitarre, consiste nel fatto che tutto ciò si potrebbe cambiare, come diciamo sempre, ma non lo facciamo mai. Non vogliamo?
La questione è forse che troppi di noi sono sotto ricatto di almeno una delle ombre appartenenti alle facce che il brano elenca? O è paura di un marcio che ormai sembra troppo denso per poter essere squarciato? Oppure ancora, solo menefreghismo?
La libertà di scelta è forse il giudice più duro, specie se non la utilizzi.
(Stefano Giannetti)

Kàmila Rock Band: 7,5

Mary

“Mary” ci trasporta nel mondo di Tosca, sempre in bilico tra il pop-punk e il cantautorato indie che ormai è diventata la firma del cantautore. Se il tema è uno, universale, quindi l’amore, Tosca ce lo mostra da diverse angolature, quelle felici e quelle infelici, quelle più facili e quelle più complesse, condividendo, con la sincerità che lo contraddistingue, il suo personale ma anche universale modo di vivere l’amore.
(Benedetta Fedel)

Tosca: 8

Come l’Italia e l’America

Con una melodia malinconica, come un viaggio attraverso le strade di Roma e New York, Bipolar entra in scena con il suo nuovo singolo.
“Scusami se siamo un po’ distanti come l’Italia e l’America” Una distanza emotiva tra due persone, due mondi, due cuori. L’Italia e l’America, apparentemente opposte, si incontrano, creando un ponte di emozioni e riflessioni.
È un invito a riflettere sulla bellezza, sulla nostalgia e complessità delle relazioni umane.
Ma le distanza possono davvero essere superate? Forse anche quando ci sentiamo lontani, c’è sempre un modo per avvicinarci.
(Benedetta Rubini)

Bipolar: 8,5

Carboidrati

Antonio Freno in questo brano si muove tra l’assurdo e il provocatorio, raccontando il piacere di strafogarsi senza farsi troppi problemi.
“Pasta, pasta, riso, riso, pizza, pizza, patatine!” Questa enumerazione martellante crea un ritmo incalzante e coinvolge l’ascoltatore nella litania di cibo, come se stesse partecipando ad un bizzarro rito culinario.
La chitarra elettrica fa da padrona, enfatizzando in maniera quasi grottesca questa lista di spuntini, ci fa ritrovare all’interno di un tipico menù di un fast food.
Carboidrati gioca con le parole e le aspettative dell’ascoltatore portandolo in un mondo surreale e divertente.
(Benedetta Rubini)

Antonio Freno: 7,5

Sangue (Emeye Remix)

“Prendi tutto di me, ogni goccia del mio sangue, strappa via la mia carne” Così Tua sorella minore ci racconta la sua visione personale dell’amore, dove esprime il desiderio di lasciarsi andare completamente e di abbandonarsi alla passione carnale.
Quanto però un individuo è disposto a concedersi e a sacrificarsi per l’oggetto del suo amore? Ed eccoci di fronte ad un amore totale, senza riserve, ad un invito alla passione selvaggia. Non è di certo l’amore romantico dei film, ma un sentimento più oscuro e primordiale.
Questo remix, dal sapore techno house, in cui gli elementi elettronici creano un’atmosfera incalzante, è un invito alla gioventù ribelle di cercare un amore al di là delle convinzioni.
(Benedetta Rubini)

Tua sorella minore: 8

Let’s Shalalala

Un singolo esplosivo quello dei The Shalalalas, accompagnati stavolta dai Bengala Fire. Stiamo parlando di “Let’s Shalalala”, un singolo che sprigiona un’energia garage rock tipica dell’essenza live della canzone. La collaborazione con i Bengala Fire in questo remake ha infuso nuova vita a un pezzo che, da come si intuisce dal titolo, rappresenta l’identità stessa dei The Shalalalas, trasformandolo stavolta in un inno di libertà artistica e autenticità musicale.
(Ilaria Rapa)

The Shalalalas ft. Bengala Fire: 8

Primavera

Un inno alla gioia e alla spensieratezza, dipinto con i colori freschi e vibranti della nuova stagione. Il brano cattura tutta la bellezza della crescita che avviene in maniera naturale, inizialmente segreta e pacata, che culmina però in un’esplosione di vita. Dal sound fresco e con un ritmo incalzante, “Primavera” ci ricorda l’importanza dell’amore e delle persone care da mantenere nella nostra vita, cullandoci in un’intimità che abbraccia passato, presente e futuro. Un invito a vivere la vita con leggerezza senza però mai abbandonare la speranza.
(Ilaria Rapa)

ZANI: 7,5

La radio di notte

Uscire di casa solamente per salire in macchina e avere la scusa per ascoltare “La radio di notte”. Sarà capitato a tutti di sentirsi un po’ così, in bilico tra noia, malinconia, nascondendo da qualche parte un pizzico di felicità che si è addormentato prima di noi.

Le canzoni hanno il potere di emozionare perché risvegliano ricordi o ne creano di nuovi, è impossibile infatti rimanere indifferenti alla musica, soprattutto in alcuni momenti speciali, nei quali suoni e parole lasciano un segno.
(Nicolò Granone)

Malinverni: 7

107(opinioni)

La democrazia del pensiero e delle opportunità lascia spazio a mille variabili che possono diventare un giudizio. Troppe opinioni creano confusione, soprattutto se ci si trova davanti a persone che credono di aver ragione, a prescindere, solamente per il gusto di sentirsi superiori.

Per apprezzare le varie possibilità della nostra esistenza bisognerebbe essere bravi a non dare sempre sentenze, ma di scegliere in coscienza evitando di prendere una posizione tra il giusto e lo sbagliato.

Con questo flusso di pensieri e parole i PLZ ci invitano a ballare lasciando da parte dubbi, preconcetti e verità assoluta, perché all’improvviso tutto può cambiare per sempre.                                        (Nicolò Granone)

PLZ: 7,5

Luglio

Come diceva Franco Battiato la stagione dell’amore viene e va, ma quante altre stagioni o periodi dell’anno siamo disposti a regalare alla nostra vita? Solitari con noi stessi, indipendenti dal resto del mondo possiamo provare emozioni altalenanti, attraversare strani periodi e poi capire all’improvviso che certi temporali sono stati utili per apprezzare i raggi del sole.

Ok da capo, ripartire dopo ogni sbaglio, con la consapevolezza che tutto può succedere, sta a noi capire come reagire ad ogni situazioni. Non esiste una previsione metereologica del nostro futuro, tutto potrà succedere, quindi che sia vento, freddo o caldo sta a noi capire che sentimenti indossare sottopelle.                                                                (Nicolò Granone)

Atarde: 7,5

Non ho sete

Desideri che si trasformano in ossessioni, dandoci la possibilità di diventare qualcosa che non siamo. Relazioni tossiche che danno l’impressione di essere necessarie mentre in realtà amano prendere in giro, attraverso le illusioni, sentimenti e ragioni.

L’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re, bisogna stare attenti a bilanciare aspirazioni e speranze, altrimenti si rischia non solo di non riuscire a realizzare, ma di venire travolti da un onda di dolore.

Avere tutto e pensare di essere senza niente, sensazione comune all’uomo moderno che preferisce ricercare dentro le sue mancanze piuttosto che rendersi conto di quali sono le sue fortune. Un po’ come la malattia, che ti fa capire cosa era stare bene, prima, quando non se ne aveva la consapevolezza.

(Nicolò Granone)

Nervi: 8,5

Trasparente

Manuel Schvione, M.e.r.l.o.t, classe ’98 torna questo venerdì con il suo nuovo brano “Trasparente”.

“Stasera vestiti di me, voglio vederti senza niente, visto che ormai sono niente per te, sparito per sempre, trasparente”

Il cantante torna con il suo singolo in cui parla di una delusione amorosa, facendo riferimento alla città di Bologna, la città in cui il cantante si è trasferito muovendo i suoi primi passi nella musica dopo esser nato e cresciuto in Basilicata. Tutto parte da una descrizione di una persona fino ad arrivare al culmine in cui il cantante afferma il proprio non essere più niente nei confronti della persona cara.

“Trasparente” è sicuramente una canzone comfort da ascoltare dopo essersi lasciati per sentirsi capiti. Consiglio di munirsi di fazzoletti e cuffiette per l’ascolto.

(Andrei Lepadat)

M.e.r.l.o.t : 9

Flora Erotica

Filippo Giglio, in arte Ibisco, prosegue la sua carriera musicale pubblicando il suo nuovo singolo intitolato “Flora Erotica” per V4V Records, Island Records e Universal Music Italia.

Per capire a fondo la canzone, bisogna immergersi nelle canzoni del cantante. In questa, in modo particolare, si parla di mancanza ed eccessi, di sesso, eros, corpi in mostra. Lo stile è difficile da definire, un po’ ricorda quello del cantante di Cosmo, ma non nella stessa chiave acustica. È senza ombra di dubbio un brano che può piacere a chi ama il ritmo e caricarsi davanti a una bella canzone.

(Andrei Lepadat)

Ibisco: 8

Ultrafragola (Album)

Giovanni Cantiello, anche conosciuto come GIOVANNI TI AMO, ha pubblicato finalmente venerdì 31 maggio il suo primo album intitolato “ULTRAFRAGOLA” per Pulp Music e Island Records, in seguito al suo precedente EP intitolato “DONGIOVANNI”. Il disco, composto da 10 brani, prende il suo nome da uno degli specchi più conosciuti del design italiano appartenente all’architetto e designer Ettore Sotttsass. All’interno di questo progetto musicale i temi ricorrenti sono legati all’amore: il cantante è andato a scavare le dinamiche interne ad un amore vissuto in maniera consapevole e più matura rispetto al passato, andando ad interrogarsi su dinamiche complesse, come nel caso delle relazioni a distanza e tutto ciò che da esse ne deriva, quindi i dubbi e le consapevolezze che si riscontrano confrontandosi con l’altra persona.

L’artista passa dal raccontare i momenti di paranoia nel chiedere di uscire alla persona che gli piace, arrivando a pensare a cosa si potrebbe fare insieme, andando poi a raccontare come si sente nei confronti di questa persona e la sua euforia nell’averla a fianco fino ad arrivare a parlare dell’ambito sessuale quando i due finalmente si incontrano, spendendo tutti i soldi nel viaggio. È risaputo che le relazioni a distanza sono difficili, infatti nella canzone “NON TI FIDARE DI ME” GIOVANNI parla del suo modo di star vivendo questa relazione e del loro che provoca alla persona cara nel momento in cui si salutano, rimanendo quasi indifferente ma consapevole di quel dolore.

Uscendo un po’ dall’ambito amoroso, con toni che potrebbero ricordare il grande cantante Calcutta, GIOVANNI TI AMO nella canzone “PERLA RARA” racconta di sé stesso e la sua insoddisfazione nella vita, dichiarando di volere la mano del proprio amore.

“Vorrei la tua mano, poggiata sul petto, sentire che qualcosa c’è dentro di me”
“Vorrei sentire qualcosa, vorrei avere qualcosa da dire, perché non lo so più”
“A che serve Milano, firmare un contratto, se non trovo la luce dentro di me”

(Andrei Lepadat)

GIOVANNI TI AMO: 10

Questi dannati vent’anni (Album)

Cosa significa avere vent’anni? Sicuramente provare emozioni contrastanti, assumere forme diverse, cambiare opinione, trasformarsi. Vent’anni non sono un numero ma racchiudono un mondo: rappresentano un periodo della vita in cui si è indecisi, in balia di diversi stati d’animo, l’età adulta si fa presentire e si è molto spaventati da ciò. Si è sopraffatti dalla paura di sbagliare, di fare un passo falso. Ci si sente persi. È quel momento in cui le strade con gli amici d’infanzia cominciano a divergere e diventa sempre più difficile trovare i punti in comune. Si cerca non senza difficoltà di individuare dove le ramificazioni si incontrino ancora (riprendendo l’artwork).

L’album d’esordio di Itto ci parla proprio di questo: rappresenta la giostra emotiva che comporta il passaggio alla vita adulta. Racchiude le cotte passeggere, le notti insonni, le sigarette di troppo e le farfalle allo stomaco, racconta di quando le cose che cerchiamo sono poi quelle che ci fanno anche stare male.

Il cantautore torinese sfoglia il suo album dei ricordi e con un tuffo nel passato risale alle sensazioni e ai momenti vissuti, che vengono catturati in dodici brani. “Brutti giorni”, pezzo d’apertura, e “Mood” parlano delle strategie di evasione che mettiamo in atto per scappare dai troppi pensieri, di quando abbiamo bisogno di svaghi, ma allo stesso tempo proviamo ansia all’idea di stare con altre persone. Sono entrambe frutto di una collaborazione: rispettivamente con Chiamamifaro e Still Charles. Oltre a queste abbiamo altri featuring: “bar della città” con Danu, rivolta a quella persona che ci fa togliere il fiato e che conoscevamo così bene, di cui ora non ci restano che due foto fatte male, e “minù” con ARYA, canzone delicata e nostalgica dedicata alla madre, che continua a rimanere di riferimento anche quando cresciamo, perché ci ha insegnato come nuotare in mezzo al mare in tempesta. Molto suggestiva è “Corridoi” che presenta un contrasto tra la melodia dolce e il testo che è invece carico di rabbia.
Si passa dalle vibrazioni energiche dell’indie rock al suono delicato di una chitarra acustica, dal grido al sussurro, riflettendo così le oscillazioni d’umore di “questi dannati vent’anni“ che si concludono, citando “granelli”, l’ultimo pezzo, con un “non so se ho più risposte adesso o solo più domande”.

(Giulia Silvestri)

Itto:8

Nei guai

“Mi ricordo che avevi paura di mischiare i tuoi sogni con i miei”
Cosa accadrebbe se ci rivedessimo dopo tempo con la persona con cui abbiamo condiviso tanto? Una parte di noi, che avevamo messo da parte, che pensavamo fosse sepolta, verrebbe riportata alla luce. I ricordi riaffiorerebbero. Confronteremmo indubbiamente chi siamo oggi – noi stessi e l’altra persona- con chi eravamo prima. Quante cose sono cambiate? Le paure e i sogni sono ancora gli stessi? I nostri lati potrebbero ancora combaciare?
È uscito il nuovo pezzo di Guidobaldi, cantautore indie-rock nato e cresciuto a Roma ascoltando i Beatles, Mina e De Gregori. I suoi brani sono un intreccio di cantautorato e britpop. Con echi di Arctic Monkeys, Blur e Oasis, ci ricordano tantissimo, per sound e temi, l’indie italiano “classico” sulla scia di Galeffi e dei Canova.
Guidobaldi descrive in questo brano l’incontro tra due ex. Lui al tempo un artista con le idee chiare, ora spaventato dall’ingresso nella vita adulta. Lei che aveva invece paura di molte cose, ora ha cambiato appartamento, ha provato a dare un senso e sa più o meno in che direzione deve andare. Una chitarra decisa tratteggia questa mappatura di nei e ci fa addentrare in questa riscoperta. Chissà se finiranno di nuovo “Nei guai”.

(Giulia Silvestri)

Guidobaldi: 9

Benvenuto a Casa Rock

Non c’è alcun pensiero profondo, solo i colori e l’atmosfera di Palermo e del suo mercato. Di una Palermo che in fondo è rock, come sostengono gli stessi membri della band francese. È stata proprio la vacanza in questa città che ha fatto nascere i “Dov’è Liana”, che, incantati dal calore umano che li ha avvolti in quel luogo, hanno sentito il bisogno di emanare le stesse energie. Dedicano i loro brani all’amore e alla ricerca della bellezza, suonandoli e cantandoli nei club underground.
Tra l’house e il dance, “Benvenuto a casa rock”, il loro nuovo pezzo, è un elogio alla festa e al divertimento, in contrasto con l’apatia e la freddezza che troppo spesso respiriamo nel quotidiano. È difficile trovare le parole giuste per dipingerla proprio perché è “cosa sentimentale”. È un brano da festival, per chi – citando “Perché piangi Palermo”, un altro loro brano – ha voglia di ballare, ridere e fare l’amore. Per chi vuole gustarsi il sapore dell’estate e ballare, per chi vuole essere senza filtri, intrecciarsi con le vite degli altri. Non esisteranno più differenze tra le persone: saranno tutte accomunate dal desiderio di amare e sentire qualcosa.
(Giulia Silvestri)

Dov’è Liana:8,5

GAS

Qualcuno sperava che questo momento arrivasse, perché gli Psicologi hanno portato una ventata di aria fresca negli anni in cui hanno fatto musica insieme. Poi i percorsi singoli di Drast e Lil Kvneki. Il ritorno è un inaspettato brano up-tempo dove dare gas è la metafora del voler correre. Una velocissima carrellata di immagini dove “i ragazzi si stanno divertendo”.
Gas è serrata, elettronica, è il nuovo pop di un duo iconico, che non potremmo scordare. È un pezzo ritmato, accelerato. “Non credo sfioriranno queste viole”.
(Lorenzo Ottanelli)

Psicologi: 7,5

quasi nuda

Metti un singolone, dei bei sintetizzatori anni Ottanta, una batteria serrata, un po’ di elettronica e un testo scritto insieme a Teseghella. È questo “quasi nuda”, un brano che ti tiene incollato alle cuffie. Senti che l’estate è appena arrivata e che la storia qui raccontata, quella di una prima volta tra le lenzuola, per lei e per lui, è la storia che tanti vivranno nei loro giorni al mare, o in viaggio, qui o da qualche parte nel mondo. E anche Centomilacarie ci mostra bene l’arrivo del caldo, del mare, dell’estate.
(Lorenzo Ottanelli)

centomilacarie: 7

estrella

I Fuera sono nella loro electro dance era. Ci hanno fatto sognare con la loro Mariposa, hanno continuato con Santo e ancora di più con Cosa fai stasera. Oggi annunciano l’uscita del loro prossimo album, Sonega, con un singolo in spagnolo dove a prevalere è il sound elettronico, un pizzico di raeggeton e strumenti distorti e glitchati, tra cui spiccano flauti e chitarre. Un brano che non ha rivali in Italia, che vale più di ogni mille, oltre il mainstream.
(Lorenzo Ottanelli)

Fuera: 8