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CANDIDO di Leonardo Sciascia (la recensione)

 

<< Un’opera originale ne fa quasi sempre nascere cinque o seicento altre, queste servendosi della prima all’incirca come i geometri si servono delle loro formule>>

Montesquieu

LEONARDO SCIASCIA
CANDIDO ,OVVERO UN SOGNO FATTO IN SICILIA

Adelphi pagg.136

Candido ,ovvero un sogno fatto in Sicilia, è un romanzo di Leonardo Sciascia pubblicato per la prima volta nel 1977. L’opera, da annoverare sicuramente tra le migliori dello scrittore Siciliano sia da un punto di vista stilistico che contenutistico, assume la forma del Conte philosophique francese, rendendo immediato il richiamo al racconto di Voltaire: Candide, ou l’Optimisme.
Nel 1759 Voltaire pubblicando quest’opera decide di scardinare un sistema basato su numerose teorie ottimistiche, fra queste quella leibniziana che cercava di convincere gli uomini di “vivere nel migliore dei mondi possibili”. Lo stesso fa Leonardo Sciascia che scegliendo questo genere letterario attacca , con un uso geniale dell’ironia, la Chiesa con le relative discordie interne e la realtà politica del tempo, con particolare riferimento al Partito Comunista Italiano ed alla Democrazia Cristiana. Sono molti i personaggi e gli avvenimenti che accomunano i due racconti: le disavventure del protagonista sono spesso legate agli insegnamenti del precettore, Pangloss per Voltaire, Don Antonio per Sciascia, che insegnano a Candido come ampliare i propri orizzonti attraverso la conoscenza.

Candido Munafò nasce in una grotta nel luglio del 1943 quattro ore dopo un mitragliamento, proprio nei giorni in cui gli Alleati sbarcano in Sicilia. E’ un bambino molto quieto, figlio di Maria Grazia e dell’avvocato Munafò, che ben presto si caccia nei guai guadagnandosi l’appellativo di “Piccolo mostro” a causa del suo modo di vedere il mondo: << Le voci sono quasi sempre vere e le cose sono quasi sempre semplici.>> ripete spesso. Non sarà così finché rimarrà in Sicilia perché Candido incrocia continuamente un occhio diverso dal proprio: l’occhio del siciliano che le cose piuttosto le complica e le appesantisce.

 

Dunque Candido passa tutta la giovinezza in Sicilia, abbandonato dalla madre, che si innamora e sceglie di seguire un capitano americano, e in seguito al suicidio del padre (di cui Candido è la principale ragione ), viene cresciuto da un buon arciprete, costretto un giorno a lasciare le vesti perché considerato complice di un omicidio; insieme entrano a far parte del PCI scoprendone tutte le verità e i lati oscuri, fino al giorno in cui Candido non viene espulso dal Partito.

 

Scriverà così a Don Antonio, sottolineando la propria visione delle cose: <<Ho riletto le sue lettere: ci sono tante verità, e così contrastanti, che un uomo non può contenerle tutte, né un partito[…] e se l’insieme di tante verità fosse una grande menzogna? E’ una domanda semplice che potrebbe trovare una risposta semplice>>.
Questo racconto è un piccolo gioiello, fra i più intimi e geniali di Leonardo Sciascia che spinge il lettore, attraverso il riso, ad una riflessione amara e attenta sulla complessità della società italiana.

A cura di Carla Giammusso

Salvatore Giannavola

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