ITM (ITALIAN TRASH MUSIC): il nuovo pantheon della musica italiana

Da qualche anno il web ha sostituito ormai il ruolo delle case discografiche. Il “pubblico sovrano” ci mette poco a captare il valore di un performer. Non sono richieste particolari doti artistiche, tutto ciò che serve è il flow, il flusso, la maleducazione contenutistica, insomma per dirlo in termini aulici, serve “a cazzimma”.

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Gente, che vi piaccia o no, è nato un nuovo genere musicale!

Ecco a voi la ITM, “Italian Trash Music”, fatta da poeti e poetesse metropolitani che esprimono la rabbia dell’emarginazione in versi. Il ghetto italiano che alza la voce. Fino a poco tempo fa, questo era un fenomeno tipico di paesi come Stati Uniti o Francia dove le minoranze etniche e sociali  e la ghettizzazione delle periferie avevano assunto un’importanza rilevante nell’assetto sociale di queste nazioni. In Italia, questo processo ancora deve avvenire o sta, a nostra insaputa, sviluppandosi in questi anni. Sicuramente dobbiamo ancora coglierne i frutti musicalmente parlando considerando i portavoce odierni, siamo ben lontani dai più blasonati Wiz Khalifa, Eminem o Nas, solo per citarne alcuni.

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Bello Figo ft Don Capucino

Tuttavia, la ITM annovera anche personaggi meno avvezzi alla vita dei sobborghi metropolitani arrivati alle luci della ribalta  e  che tramite al modo in cui si presentano, ai videoclip realizzati e all’irriverenza dei contenuti dei loro prodotti di intrattenimento(definirli brani sarebbe  una mossa troppo azzardata) a ritmo di click hanno trasformato i loro sogni da cameretta in surrogati di vita da celebrità, effimeri o duraturi che siano.

Immanuel Casto  ne è l’esempio.

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Che bella la cappella”, “50 bocca/100 amore”, sono solo alcuni dei titoli dei suoi pezzi. Ha lanciato il sottogenere porn groove, che consiste nell’uso di musica dance per accompagnare testi espliciti riguardanti il sesso, le pratiche sessuali estreme e la prostituzione.

Insieme al casto divo, ai vertici della piramide del trash, c’è senza ombra di dubbio la signorina EVA REA.  “Apologia di una stella del ghetto” scriverà un giorno qualcuno parlando della  sua ascesa. Classe ’93, da Catania fino alle vette di Youtube seguendo le orme di Bello FiGo SWAG e la squisita maleducazione musicale di Nicki Minaj, (ci scusiamo a priori per il paragone cara signorina Minaj). Ps:  EV ha già aperto alcuni concerti dello zio Guè.

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I suoi videoclip, soprattutto PSG “Pretty Girl Swag”, sono veramente stucchevoli se si pensa alla scarsa pecunia impiegata per la loro realizzazione. Tanti buoni spunti, scenari submetropolitani, comparse interessanti. Insomma, l’arrabbiata Eva Rea che si “nutre di rime a colazione e che dopo caga flow”, ce la sta mettendo tutta per diventare la zarina del trash, quello di qualità. La sciamana del peggio.

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La Rea scrive in modo iperattivo, “lei non tace perchè non acconsente”, e nel suo calderone di versi mescola di tutto anche parole messe lì un po’ a c…aso ma anche perle di saggezza, espressione di realtà crude della vita quotidiana odierna.

“Per le bollette ci vorrebbe l’enalotto oppure rischiare tre anni per il gran colpo”

Ritornando al tema dell’integrazione sociale tardiva…Bello Figo Swag  e la sua “pasta con tonno”Don Capucino che mangia f***e in cucina, o Spitty Cash portavoce dei “bambini povri”  nonché prossimo ambasciatore di Telefono Azzurro; sono solo alcuni esempi dell’espressione di una fascia della società italiana di giovani che provengono da realtà intricate che hanno riciclato il trash che li circondava trasformandolo in quattrini.

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 Portatori sani di egocentrismo che hanno dato in pasto al pubblico le ultime briciole della loro autostima..

Anche se qualcuno di loro sostiene di essere bello come Raul Bova, ormai Raulo per gli amici.

Scimmiottano i king del ghetto americano nelle periferie della bassa bergamasca o nei “quartieri” di Catania. Dal Nord al Sud, il web è scenario di italiani naturalizzati, ragazzine sboccate dal vissuto tribolato e loosers che armati di bit e videocamere trasformano parcheggi sotterranei, parchi pubblici e discariche in set per i loro video.

Sarebbe il caso di iniziare a considerare la possibilità che questi personaggi non siano solo scherzi del destino ma testimonianze reali di uno spaccato sociale reale e in costante evoluzione?

A cura di Salvatore Giannavola

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