Varry: l’arte di essere fiere della propria musica

La voce delle donne, della loro indipendenza e della loro necessità di non arrendersi mai. Così si potrebbe riassumere la musica di Varry, all’anagrafe Francesca Varaldo, cantautrice ligure classe ’92.

Varry dimostra fin da bambina una spiccata propensione verso l’arte in tutte le sue mille sfaccettature. Dalla danza il passo alla musica è più breve di quello che pensa. Dopo aver studiato canto alla Vocal Care della sua città, Savona, vince una borsa di studio per il C.E.T di Mogol, inizia a studiare pianoforte e si iscrive alla SIAE.

Il 2018 segna l’esordio della cantautrice: su tutte le piattaforme digitali vengono pubblicati i singoli “La canzone di Marì” e “Margherita di Provenza”, che anticipano l’EP. Nel 2019 lancia una campagna di crowdfunding su Musicraiser, per la sua produzione del suo primo progetto, che si conclude superando l’obiettivo prefissato. Lo scorso 19 aprile è uscito il suo ultimo singolo, “2000”, che viene inserito nella Playlist Scuola Indie su Spotify.

Varry è sicuramente un giovane promessa dell’ITPOP femminile. Carismatica, frizzante, sempre se stessa. Un’artista che pensa al proprio percorso, senza lasciarsi condizionare da niente e da nessuno. Il suo EP, “Marì“, sprizza girl power da tutte le tracce. Un progetto solido e con una personalità ben definita. Un’artista da ascoltare quando ci serve una bella dose di carica ed energia.

INTERVISTANDO VARRY

Ciao Varry. Partiamo dalla domanda più “banale”: come hai scelto il tuo nome d’arte?

Ciao! In realtà è nato un po’ per caso: il mio nome di battesimo è molto comune e capitava di trovare sempre (a scuola, a danza, ai campus estivi…) tre o quattro Francesca. Un giorno, un mio amico, proprio per riuscire a distinguerci, abbreviando il mio cognome, iniziò a chiamarmi Varry. Da lì in poi sono sempre stata Varry.

Com’è nata la tua passione per la musica?

Ho iniziato ad amare la musica frequentando le lezioni di danza, poi ho iniziato a collezionare le audiocassette dello Zecchino d’oro e di Sanremo. Sapevo tutte le canzoni a memoria e le cantavo a squaciagola! Sono arrivati, in seguito, i primi CD, il Canta Tu, i concertini organizzati per i genitori… Solo all’età di vent’anni ho deciso che era arrivato il momento di prendere lezioni di canto e, da lì, è iniziato un lungo lavoro di studio ed analisi interiore che mi ha portata dove sono oggi.

Ad aprile è uscito il tuo primo EP, “Marì”. Chi è Marì?

“Marì” prende il nome dal primo singolo, “La canzone di Marì”, ed è quella voce che ognuno di noi ha dentro e che ci spinge ad essere sempre il meglio che possiamo, a ricordarci di continuare sempre a sperare in un futuro migliore, che arriverà grazie alle piccole azioni di ognuno di noi; è quella voce che ci spinge a credere nella bellezza dei nostri sogni. Qualcuno diceva “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, ecco questo è un po’ il messaggio che vorrei arrivasse.

“2000” è il singolo che ha anticipato l’uscita del EP. È una canzone che parla di egoismo e del non riuscire ad essere noi stessi. Parla, secondo me, di stallo. Com’è nato questo brano?

In uno dei miei tanti momenti di riflessione mi sono ritrovata a pensare a come sia cambiata la società dagli anni 2000 ad oggi. Con il fatto che oggi per ottenere molte cose si fa sempre meno fatica ci stiamo dimenticando di chi abbiamo intorno. Ormai nessuno si preoccupa più di quello che provano gli altri ed io trovo che sia una cosa che dovrebbe farci riflettere.

Anche solo, per esempio, prendendo in mano il telefonino ci sentiamo in diritto di scrivere tutto ciò che pensiamo, ma ci dimentichiamo che dietro ai telefonini ci sono delle persone che leggeranno i nostri commenti e che ne soffriranno. Si ha paura di essere “diversi”, ma ognuno di noi dovrebbe essere fiero della propria personalità!

Il video di “2000” è girato a Torino, con un effetto vintage. L’ho trovata davvero una scelta molto interessante. Da dove è nata l’idea di dare questo taglio al videoclip?

Il video è stato girato da RKH e, proprio per dare l’idea del passaggio temporale, abbiamo pensato di aggiungere l’effetto vintage ed il taglio del video in 4:3.

Il tuo stile mixa perfettamente cantautorato e indie-folk. Credi di aver definitivamente trovato il tuo stile o ci dobbiamo aspettare delle sorprese in futuro?

Con 2000 penso che esca fuori appieno la mia personalità artistica, però la vita è fatta di evoluzioni. Il cambiamento è naturale, quindi non ti so dire se ci saranno o meno sorprese in futuro. Quello che posso dirti con certezza è che penso ci sia una cosa fondamentale per me: la verità. Se si è veri e credibili ogni cosa viene con naturalezza.

Margherita di Provenza mi ricorda molto i brani della Miley Cirus degli inizi. È un brano fresco, frizzante, molto estivo. Quando lo hai scritto e cosa vuoi raccontare con questa canzone?

Ho scritto questo brano circa due anni fa, in una giornata di Primavera. Vivendo da sempre immersa nella natura amo molto i fiori; iniziavano a sbocciare le prime margherite e, mentre me ne stavo seduta in giardino, ho pensato a, quando, da bambina, mi divertivo a fare il gioco del “m’ama non m’ama”. Da lì ho iniziato a chiedermi da dove fosse partito tutto e chi lo avesse inventato, così ho fatto alcune ricerche ed ho scoperto che la leggenda narra che fu proprio la regina Margherita di Provenza ad interrogare per prima le margherite.

E, siccome da cosa nasce cosa, in men che non si dica ho buttato giù il testo del brano. Ho pensato che fosse un bel modo per far arrivare la storia di Margherita un po’ più in là.

Nelle tue canzoni si parla molto di donne. Ci sono delle artiste donne alle quali ti ispiri?  Possiamo dire che le tue canzoni sono un sano “inno femminista”?

Sono sempre stata per il “Girl Power”, quindi sì potremmo definirle così. Ho studiato storia dell’arte per moltissimi anni e le poche donne che trovavo nei libri mi hanno sempre affascinata. Frida Kahlo, Artemisia Gentileschi, Berthe Morisot, Tamara De Lempicka, Marina Abramovic, Margaret Keane… Penso che avessero una forza infinita!

Quindi sì, sicuramente loro sono fonte di ispirazione.

Sei una giovane donna e hai un’estetica molto riconoscibile e ben definita. Nel mondo della musica, quanto pensi sia importante essere riconoscibili anche nel modo di vestire?

Penso che al giorno d’oggi sia quasi importante come fare della bella musica. Oggi l’impatto visivo conta moltissimo, anche grazie alla popolarità raggiunta da Instagram. Poi essendo laureata in Fashion Design, amo curare anche la mia immagine.

La copertina dell’album e le copertine dei tuoi singoli sono davvero belle, complimenti. Chi le ha realizzate? Volevi che ci fosse un filo conduttore tra un lavoro e l’altro?

Ti ringrazio! I concept li ho realizzati tutti io, perchè mi piace visualizzare le mie idee a tutto tondo. Per me la creazione di un brano non si ferma al brano stesso, ma va anche a tutto ciò che vi ruota intorno. Per quanto riguarda invece gli scatti e l’editing mi sono servita della collaborazione di diversi fotografi, tra cui Federica Belli, vincitrice di Master of Photography dello scorso anno, e mia compaesana.

Ho mantenuto una linea un po’ esoterica e floreale per tutte le copertine, proprio per dare continuità al progetto.

Ultima domanda: quest’estate porterai in tour il tuo EP?

Per quest’estate stiamo organizzando un po’ di date in acustico. Le più vicine sono quella del 22/6 al Restart Music Festival e del 6/7 in occasione della rassegna “Le sere d’estate” a Genova.

Mano a mano aggiornerò il calendario sui miei social.

Ascolta Varry nella playlist Spotify di Indie Italia Mag

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