AFFOGARE

Affogare | Indie Tales

È domenica mattina, e come tutte le domeniche Lorenzo, detto Lollo, si alza dal letto e mette su la moka con gli occhi ancora chiusi.

Resta lì in piedi, immobile, finché il rumore più bello del mondo non gli dà l’energia necessaria a spegnere il fornello, versare il caffè nella tazza arcobaleno e sedersi sul divano a sorseggiare, sempre ad occhi chiusi.

È domenica mattina, e come tutte le domeniche Lorenzo, detto Lollo, ha troppo a cui pensare. Quindi organizza. Pianifica e prende impegni in modo che gli unici momenti di solitudine siano quelli in motorino, durante i quali i rumori del traffico rimpiazzano quelli dei suoi pensieri.

Potrebbe prendere la macchina, ma sai com’è. I semafori rossi sono interminabili e Instagram sempre troppo a portata di mano.

Lei posta sempre di domenica, e almeno il giorno del signore Lorenzo vorrebbe evitare di perdersi nei dettagli del suo ennesimo autoritratto finto casuale.

Quegli occhi lo fanno letteralmente impazzire. Così grandi, sognanti, scuri. No, non può correre il rischio di trovarseli davanti sullo schermo del telefono.

È domenica mattina, e come tutte le domeniche Lorenzo, detto Lollo, si fa il caffè, prende il motorino e impiega mezz’ora ad arrivare al ristorante dove ha appuntamento con gli amici, anche se è a cinque minuti da casa. Perché?

Perché non può permettersi di passare sotto casa Sua. Incontrarla per caso. Magari con uno stronzo. Stronzo perché non è lui.

A pranzo si ride, si scherza e si mangia la carbonara più buona di Roma. Menomale che ci sono gli amici dice a se stesso, ma non lo pensa davvero. Si sorprende di quanto sia diventato bravo a far finta di stare bene, di aver superato tutto.

Un giorno Enrico gli aveva detto che con lui non si poteva più parlare, che aveva sempre la testa da un’altra parte e che non usciva quasi più. Che doveva dimenticarla, che il mondo è un posto bellissimo e pieno di fregna. Che non se ne poteva più di questa lagna. Era stato quasi convincente.

Da lì Lorenzo ha ricominciato, un passo alla volta, ad assumere di nuovo le sembianze di un ragazzo normale, con qualche acciacco emotivo magari, ma perfettamente in grado di fare tutto.

È domenica pomeriggio, e come tutte le domeniche pomeriggio Lorenzo, detto Lollo, ha la pancia piena e pensa che forse era meglio quando non fingeva.

Vorrebbe portare ancora la maglia della tristezza, i segni evidenti di un amore finito male, finito da poco. Portare la maglia della tristezza significa che è appena successo, e che quindi lei potrebbe ancora ripensarci.

Questo nuovo Lollo invece non è un Lollo più sereno, ma solo rassegnato. Rassegnato all’idea che lei non tornerà mai, e che i selfie la domenica se li fa, probabilmente, dopo aver passato la notte con lo stronzo.

È domenica pomeriggio, e a differenza di tutte le altre domeniche pomeriggio Lorenzo, detto Lollo, sente il bisogno di stare un po’ da solo.

“Mi sa che ho esagerato con i fritti, rega’. Se sentimo dopo.” Si infila il casco e parte.

È dicembre e il vento freddo gli paralizza il viso, ma non importa. Vaga per Roma e pensa a quanto sia fortunato a vivere in questa città meravigliosa. Non riesce ad avere pensieri negativi, quelli tipici che ti assalgono la domenica quando comincia a fare buio. Neanche i sampietrini di Piazza Venezia lo infastidiscono.

Da quanto tempo non si sentiva così. Vivo sì, ma calmo e centrato.

Fermo al semaforo di Corso Vittorio pensa che forse ha davvero esagerato con i fritti. Ci vorrebbe una bella Schweppes. Sa lui dove andare a prenderla.

Mentre tracanna dalla bottiglietta appoggiato al sedile del motorino, il casco slacciato sulla testa, si sente chiamare.

Oh cazzo. È lei. Cazzo no, non adesso. Si sta avvicinando. Sicuro l’ho attratta con la forza della mente, con il pensiero positivo. Sicuro. Vabbè, mo’ che le dico?

“Una Schweppes.” Ride “Non cambi mai. Come stai?”

“Sto bene.” Le parole gli escono da sole. È riuscito a dire che sta bene senza risultare falso. Oddio. Forse sta davvero meglio di quanto creda.

“Sono contenta.”

“Un sorso?”
“No, grazie” Alza le sopracciglia. È in imbarazzo.

“Ah già! Solo acqua minerale tu” Magari ci affoghi, stronza. No, non è vero.

Un bacio sulla guancia – uno solo, come sempre tra ex che si rincontrano per la prima volta dopo tempo – e lei che se ne va, prestando attenzione a come mettere un piede davanti all’altro così da muovere il fondoschiena in modo sinuoso ma non volgare.

Lollo la guarda e pensa che è la seconda volta che vede quella schiena andare via. Una schiena bellissima, ma che sopra di lui era perfetta.

Cose meravigliose accadono a chi ha il coraggio di uscire dalla comfort zone, pensa sorridendo nel tragitto verso casa.

È domenica sera, e come tutte le domeniche Lorenzo, detto Lollo, è steso sul letto ancora vestito e fissa il soffitto di legno, stavolta con un ricordo in più a cui pensare.

Racconto liberamente ispirato al brano AFFOGARE dei LEGNO

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