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thevoto: “Dare un significato al tempo” | Indie Talks

Se la storia è fatta di corsi e ricorsi, la vita degli uomini è un intreccio di azioni ed emozioni. In alcuni momenti il tempo scorre veloce e ci si ritrova grandi da un momento all’altro, senza neanche capire cos’è successo davvero. Altre volte invece si rimane bloccati dentro certi pensieri che c’imprigionano in gabbie mentali dalle quali, si cerca di uscire solo a parole, mentre in realtà quelle grate vengono  usate a protezione dal mondo esterno.

Poi esistono gli imprevisti e le deviazioni, esiste una rottura che arriva dall’esterno o da un avvenimento e cambia la traiettoria del nostro destino in maniera inequivocabile.

thevoto pubblica nel giorno del suo ultimo compleanno con il 2 davanti, l’album dal titolo: “Quello che non abbiamo costruito” un viaggio in ordine cronologico che racconta e prova a rimettere ordine negli avvenimenti della vita.

Ogni esperienza che viviamo è estremamente personale, può essere condivisa tramite il dialogo, ma ogni storia ha il suo inizio e la sua fine.

thevoto X INDIE TALKS

A volte è difficile comprendere l’adesso?

Il difficile è accettare che non esiste comprensione, nell’adesso; imparare a vivere nel cosiddetto “qui e ora”. Se ci pensiamo, è l’unica dimensione in cui non c’è tristezza. Non puoi essere triste se sei realmente connesso al presente. Puoi esserlo nel ricordo del passato o nella proiezione del futuro, ma non nell’osservazione consapevole delle tue azioni e di ciò che ti circonda. Nel brano dico “a tutto ‘sto frastuono in testa reagirò in silenzio”. Credo fermamente nel potere salvifico, e nella dignità, del silenzio. È un’ottima base su cui costruire, o forse sarebbe meglio dire decostruire l’Io per conoscerci meglio.

Il disco segue un senso logico cronologico, la vita invece?

È un concept album, per questo segue un senso cronologico nel raccontare determinate emozioni. Ma ovviamente il vissuto di cui parla non sempre è lineare. Fare un progetto di questo tipo, mi ha aiutato ad esorcizzare determinati periodi, perché ti obbliga a scegliere una traiettoria, anche nel racconto del caos. In qualche modo mi ha permesso di dare un ordine emotivo a ciò che nella vita reale ordine non ha. Forse scrivere serve anche a questo: mettere in fila delle fratture per riuscire a guardarle senza esserne travolti. 

Il compleanno è una delle tante liturgie umane?

 Sicuramente. Ti dirò, non ho un buon rapporto con il passare del tempo, e neanche con le liturgie umane ed interiori, infatti nel brano esorto una persona a spezzare un certo loop liturgico che si ripete in alcuni momenti della mia vita, e a portarmi lontano. Ironia della sorte il disco è uscito il giorno del mio compleanno ed è stata una scelta non forzata, neanche dipesa da me, che mi ha fatto pensare che certi cicli sono davvero incredibili.

Come ti immagini un pubblicità per sponsorizzare lo scorrere del tempo?

Un fermo immagine sulla copertina di Quello Che Non Abbiamo Costruito. Che racconta molto di più di quello che sembra rappresentare a un occhio distratto.

I bambini chiedono i perché, gli adulti cercano di evitarli?

Il bambino ha una grande marcia in più, che man mano va scemando nel percorso di crescita: non ha paura di fare domande, né di conoscere la verità, ma non riesce ancora a porle a sé stesso. In realtà pensa di trovare nell’adulto fonte indiscussa del sapere, ma crescendo impariamo a proteggerci dalla verità, diventiamo più bravi a costruire risposte superficiali. Maturare emotivamente, la cosiddetta “intelligenza emotiva”, per me, non è altro che riconnettersi a quella parte sopita di sé la cui curiosità era incondizionatamente autentica.

PH: Ufficio Stampa

Hai dei rimpianti che ti hanno dato nuove possibilità?

Tantissimi. E tutti mi hanno dato nuove possibilità, altrimenti non avrei posto i confini, giusti o sbagliati, che oggi rappresentano la mia vita, nel quotidiano. Penso che, alcuni errori, abbiano aperto porte che la lucidità non avrebbe mai avuto il coraggio di attraversare. I rimpianti fanno male quando diventano luoghi in cui restare bloccati; ma se li attraversi con consapevolezza, possono trasformarsi in strumenti di guida potentissimi. A volte perdi qualcosa non perché non meritassi di tenerla, ma perché dovevi diventare qualcuno capace di comprenderla meglio.

La rabbia crea aspettative?

Non so se crea aspettative, ma sicuramente nasce spesso proprio da aspettative tradite. Ci arrabbiamo quando il mondo, le persone o persino noi stessi non corrispondiamo all’immagine che avevamo costruito. È un’emozione potentissima, ma rischia di diventare sterile se non viene ben canalizzata. Ti dirò, persino mi piace, la trovo salvifica quando riesce a indicarti qualcosa da cambiare e non qualcosa da distruggere. 

Però è più facile rompere rispetto a costruire?

Molto più facile. Costruire richiede tempo e tutta una serie di condizioni favorevoli. Distruggere è impulso, e l’essere umano è bravissimo in questo. Ad ogni modo, penso anche che alcune rotture siano necessarie, ed è bello anche dar loro una narrativa: ci sono cose che devono crollare perché qualcosa di più autentico possa nascere.

Nicolò Granone

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