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Arianna Paci: “Non sempre il troppo stroppia” | Intervista

Non sempre il troppo stroppia. La nuova canzone di Arianna Paci, “Troppo”, è uno di quei brani che si possono ascoltare in loop senza stancare: ogni ascolto offre uno spunto diverso, che sia per riflettere o semplicemente per lasciarsi trasportare dal ritmo, a seconda del mood del momento.

Il groove e le sonorità rendono il pezzo estremamente orecchiabile, ma senza sminuire la credibilità del messaggio che racchiude. Anzi, è proprio questo equilibrio tra leggerezza musicale e contenuto a rappresentarne uno dei punti di forza.

Quante volte ci tratteniamo per paura del giudizio degli altri? Il brano invita ad avere più fiducia in se stessi e a non temere di apparire “troppo” quando si esprime qualcosa di autentico e bello. La ripetizione della parola “troppo”, quasi fosse uno scioglilingua, si trasforma in un vero e proprio mantra: un promemoria a sentirsi all’altezza delle proprie aspirazioni, senza adattarsi continuamente alle aspettative altrui o sacrificare una parte di sé.

Accontentarsi può essere la scelta giusta in alcune circostanze, ma ce ne sono altre in cui è fondamentale tenere la testa alta, credere nel proprio valore e inseguire con determinazione desideri e obiettivi del tutto legittimi. È questo il messaggio che Arianna Paci riesce a trasmettere con un brano capace di far ballare, ma anche di lasciare qualcosa su cui riflettere.

INTERVISTANDO ARIANNA PACI

Ci sono situazioni al limite in cui non esiste il troppo?

Credo di sì. Penso che non esista un “troppo” quando si parla di autenticità, emotività, curiosità o voglia di amare. Il problema nasce quando il giudizio degli altri trasforma queste qualità in difetti. Spesso ci sentiamo dire che siamo troppo sensibili, troppo ambiziosi, troppo emotivi, ma forse stiamo semplicemente occupando lo spazio che ci spetta.

La società spesso ci costringe in catene perché è comodo e semplice poter controllare così. Io scelgo invece di far fluire liberamente quello che sono e quello che sento anche a costo di sentirmi dire che sono “troppo”.

Secondo te oggi si tende a nascondere le proprie emozioni, in favore del giudizio?

Paradossalmente viviamo in un’epoca in cui condividiamo tutto, ma mostriamo sempre meno quello che proviamo davvero. Sui social siamo costantemente esposti e questo ci porta spesso a filtrare le emozioni per paura di essere giudicati. Mostrarsi vulnerabili richiede coraggio, e credo che oggi il vero atto rivoluzionario sia proprio quello. In apparenza liquida, un altro mio brano, parlo anche di questo.

PH: Ufficio Stampa

Si può imparare l’arte dell’accontentarsi?

Si può imparare a essere grati per ciò che si ha, ma non credo nell’accontentarsi come rinuncia ai propri desideri. Per me la sfida è trovare un equilibrio: apprezzare il presente senza smettere di immaginare il futuro. L’accontentarsi, se significa spegnere una parte di sé, rischia di diventare una gabbia, per questo io non smetto mai di sognare. Ho bisogno di un fuoco che mi faccia alzare la mattina e quel fuoco si chiama musica.

Con le tue canzoni vuoi far ballare, ma allo stesso tempo c’è della critica sociale?

Assolutamente sì. Amo la musica che riesce a essere leggera in superficie e profonda se si decide di ascoltarla meglio. Far ballare qualcuno è bellissimo, ma se nel frattempo una canzone riesce anche a far nascere una domanda o una riflessione, allora ha compiuto qualcosa di ancora più interessante. Il mio obiettivo, con la mia musica, è quello di far sentire meno sole le persone e di donare amore, ma anche dire ciò che non mi piace di questa società in maniera ironica. Se riesco a fare questo e il messaggio arriva anche solo ad una persona sono più che felice.

Come spiegheresti la FOMO ad un’aliena?

Le direi che gli esseri umani hanno inventato una tecnologia che permette di vedere in ogni momento cosa stanno facendo miliardi di altre persone. Il problema è che, osservando tutte le vite contemporaneamente, finiscono per dimenticarsi di vivere la propria. La FOMO è la paura di perdere qualcosa, ma spesso fa perdere proprio il presente perché ci si concentra su ciò che accade attorno e non dentro noi stessi. Ad essere sinceri però, ad un’aliena della mia razza non ci sarebbe bisogno di spiegarlo perché lei si concentra su sé stessa e sul donare luce ad altre persone.

PH: Ufficio Stampa

Cosa pensi dei tormentoni estivi?

Penso che non siano un problema in sé. Ogni epoca ha avuto le sue canzoni leggere e popolari. Il rischio arriva quando si cerca di costruire un tormentone a tavolino, dimenticando l’identità artistica e costruire così un qualcosa di artificiale e finto. Se una canzone diventa la colonna sonora di un’estate in modo spontaneo, è una cosa bellissima. Quando invece nasce solo per inseguire un algoritmo, perde un po’ della sua magia e dell’essenza della musica in sé.

Che esperimento potrebbe scoprire il confine tra amore e chimica?

Credo non esista un esperimento per definire ciò. Noi siamo dei laboratori chimici e come tali produciamo un’infinità di ormoni come l’ossitocina. L’amore però, oltre che al corpo, appartiene soprattutto all’anima e trascende quindi da tutto il mondo materiale. Dopo i primi tempi la chimica cala ed è lì che si vede il vero amore. Se proprio volessimo creare un esperimento forse bisognerebbe prendere due persone innamorate, misurare ogni reazione chimica del loro corpo e poi chiedere loro di raccontarsi. Credo che alla fine i dati spiegherebbero l’attrazione, gli ormoni, persino l’attaccamento. Ma resterebbe comunque qualcosa fuori dai grafici. Ed è proprio lì, forse, che inizia l’amore.

Nicolò Granone

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