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SERP: “Povera estate”è una guida per le vacanze dei giovani | Intervista

I SERP sono un gruppo musicale bergamasco con repertorio di produzione propria, biologico e a km zero.
La filosofia dei SERP è non prendere nulla sul serio,  utilizzando una divertente formula che amano definire quella del:”Facciamo di tutto un pop”.
Il nuovo brano, Povera Estate, uscito il 30 Agosto, racconta l’amore per Bergamo e la sua provincia denunciando i problemi economici dei giovani che spesso devono organizzare le vacanze cercando di spendere il meno possibile.

INTERVISTANDO I SERP

SERP è un acronimo che nasconde un significato tutto da scoprire. Com’è nato questo nome?

Il nostro nome di battesimo è Sana E Robusta Prostituzione, dove Sano è il divertimento che offriamo e Robusto è il nostro apporto alla causa; la parte venale del nome è una velleitaria speranza di vivere da musicisti, quindi fondamentalmente di diventare dei venduti.

Avete provato a consigliare il brano Povera estate al Governo o alla regione Lombardia come colonna sonora per promuovere il turismo di prossimità?

Povera Estate è un brano che sarebbe nato molto prima e saremmo stati felici di non vederlo diventare attuale e contemporaneo: per noi è un concetto senza tempo, siamo sempre senza denaro e senza denaro dove si va?

La cosa più assurda che vi è successa durante una vacanza?

Non è assurda ma serve a catalogarci come sex symbols: qualche anno fa in campeggio a Ostuni (siamo degli ipocriti, lo abbiamo già detto che puntiamo a diventare dei venduti!) il nostro bassista Amedeo, mentre lavava i piatti, è stato oggetto di apprezzamenti sessuali da parte di attempate signore pugliesi che lo avevano scambiato presumibilmente per olandese.

Ognuno di noi ha la sua Cindie?

A meno che esista qualcuno che sia in grado di non sognare ed essere comunque felice, sì: Cindie è una persona, un oggetto, un lavoro, una meta, ciò che uno desidera.

Del resto ognuno di noi è il film porno di qualcun altro.

Shampoo, taglio e filosofia: quali sono le conversazioni che fate dal barbiere?

L’abbiamo già detto che siamo ipocriti: dal barbiere si fanno discorsi su barba, capelli, pallone e un argomento a piacere tra motori (se il parrucchiere è altolocato), donne (se il parrucchiere tendenzialmente non ne vede), politica (se il parrucchiere tende al verde). Questo è anche il motivo per cui un vero barbiere di fiducia non lo ha nessuno di noi.

Però un barbiere filosofo esiste davvero, Cinzio ci è andato qualche mese nell’ormai lontano 2016: non sbagliava tutti i proverbi, ma buona parte sì.

Cosa sognano i giovani?

I giovani sognano cose che non conoscono, come i vecchi, solo che i vecchi sono disillusi mentre i giovani si illudono ancora. Noi siamo over 25 e under 30, l’abbiamo definita Seconda età (perché contro alla pedagogia noi pensiamo che dopo i 30 sia tutto una terza età a perdita d’occhio), e in questa Seconda età si sognano le cose dei giovani ma poi ci si accorge che in verità si sta diventando come i vecchi di Giancane.

La fortuna aiuta gli audaci, per questo motivo avete voluto dedicare una canzone a Steven Bradbury?

La fortuna aiuta i fortunati, gli audaci fanno da sé e quindi fanno per tre.

Abbiamo voluto dedicare una canzone a Steven Bradbury perché se lo merita. Magari non si meritava una nostra canzone, ma una canzone sì.

Che rapporto avete con i buoni propositi?

Un rapporto intimo, amichevole, duraturo. Si dice in giro che ci sia del tenero, ma sono solo illazioni, siamo ottimi amici e non cerchiamo relazioni congiunti o affetti stabili.

 

I Pinguini Tattici Nucleari sono una band alla quale vi siete ispirati? Dopo Sanremo e il successo che hanno ottenuto si possono considerare ancora indie?

I PTN sono la cosa bergamasca più nazionalpopolare dai tempi di Donizetti: non sono loro a non essere più indie, è l’indie che non esiste: a meno di perdersi in considerazioni filosofiche, l’indie è nazionalpopolare da Calcutta in poi, o da Riccione in poi (se hanno ragione Le Coliche).

Essere indie alla fine vuol dire fare pop, anche un bel pop, senza preoccuparsi di contaminarlo con cose più o meno alternative. In questa definizione oceanica (che è soggettiva, ma non crediamo di sbagliare) nuotano in tanti, compresi noi.

 

Nicolò Granone

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