PH: Ufficio Stampa
Le cose accettano di essere una sfida e la fantasia non muore mai. Solo per pochissime persone, però, nello spazio che è la mente nasce un’opportunità.
Si può partire anche dal brano Cattedrali per provare a comprendere Belvedere sullo spazio, album d’esordio di wowdrugo. Forse, però, la verità è un’altra: viviamo in un mondo troppo razionale, che ci chiede continuamente di analizzare ciò che accade. Ma è davvero necessario?
La realtà sembra uguale per tutti, eppure cambia in base al punto di vista, ai filtri attraverso cui ognuno la osserva e alla posizione da cui decide di guardare ciò che succede.
wowdrugo porta avanti una poetica umana ed evocativa che mette al centro la libertà, senza la necessità di semplificare ogni cosa. Non servono formule matematiche: è più importante tentare, concedere spazio all’errore e accettarne le possibilità.
Il cambiamento è un processo che nasce dalla necessità, passa attraverso il desiderio e arriva fino alle conseguenze. Pretendere di prevedere ogni azione significa togliere spazio alla magia. È facile restare aggrappati alle proprie convinzioni; evolvere, invece, è un salto nel vuoto, un rischio che può condurre a una nuova fase della vita, molto più di un’esistenza costruita soltanto su certezze e sull’assenza di rischio.
A livello concettuale nasce senza direzione, come la fotografia di un universo che ha una sua dimensione complessiva, ma che ti permette di avanzare anche nell’esplorazione dei singoli pianeti. Il panorama è lo stesso, ma possiamo scegliere se concentrarci sulla visione d’insieme o su un dettaglio nello specifico.
Da un punto musicale cambia inevitabilmente nello scontro e nell’incontro, che poi si tratta di vita e di persone. In principio l’intero disco era elettronico, ma dopo un lungo e necessario peregrinare siamo tornati al nucleo delle canzoni per arrivare alla forma che ora ha.
Sì, ma la giustizia nell’istinto si consuma nell’attimo dell’azione. Poi restano le chiacchiere davanti a un caffè
È uno spazio propedeutico alla spazio dell’immaginazione. Io sto con un piede da una parte e uno nell’altra, e in quello spazio liminale, sotto la punta del mio naso, nascono le canzoni
Si, sempre. Ma le possibilità stanno spesso sulla difensiva ed io uguale. Per questo arrivare allo scontro poi è sempre incredibile.
La ribellione è un punto d’arrivo per chi è sincero.
Dare una definizione alle cose serve per capirci, prima di tutto. C’è chi poi i limiti li indaga e prova a superarli. E proprio a quelle persone dovremmo provare ad affidarci di più: ai filosofi, agli scienziati, ai marinai.
Dipende dalle domande che ti fai. Si è più vulnerabili quando in realtà le risposte facciamo di tutto per non trovarle.
È importante che ci sia un legame tra noi e le cose che hanno il senso e il potere di smuoverci e confonderci. Dobbiamo farci attenzione e dargli la giusta importanza. Quando qualcosa, sia un libro, una poesia, un film o una canzone, ci piace, dobbiamo tenerla vicina e non lasciarla andare. Siamo diventati impermeabili ai contenuti di valore e permeati da contenuti usa e getta.
Non penso. La mancanza la immagino connessa a ciò di cui abbiamo bisogno. Noi non abbiamo mai bisogno di infinito.
L’infinito è un concetto per chi non ha accetta la natura umana nella sua finitezza, per chi vuole di più di quello che può avere, per chi è succube del desiderio, per chi non conosce limiti, e quindi, alla fine, per chi non ha consapevolezza di cosa gli manca realmente. Forse dovremmo imparare ad accettare la mancanza senza cercare di colmarla.
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